LONDON CALLING

Una telefonata da Oltremanica. Un tuffo al cuore. Che ha fatto il Palermo? Ha vinto, rete dell’Airone. Sì, possiamo volare. Ma ad Upton Park, bisognava esserci. Perché questa è storia. Farne parte, è tutt’altra cosa. WESTHAMINCHA, tra gli spalti bardati Rosanero. Non un’invasione vera e propria. Non è l’Olimpico, non siamo a Roma. Ma Londra chiama e ci si arriva da tutta Italia. Altri, direttamente d’Albione: ci pulluliamo e ci moltiplichiamo. Siamo dappertutto.

Il teatro è d’eccezione, il manto erboso eccezionale: lo spettacolo, può cominciare. Guidolin passeggia nervoso, nei pressi dell’area tecnica. Poi si accovaccia da par suo, come pronto a scattare. Dovrà immergersi fino in fondo, ma tutto d’un fiato. Non sa ancora che andrà liscia, come l’olio. Io intanto godo: vedere il mio club giocare come fosse in PREMIER LEAGUE, è soddisfazione. Lo stadio è da sogno, per gli inglesi vetusto: non esiste più. Non siamo soltanto indietro, ci distanziano anni luce. Lo chiamavano Boleyn Ground, poiché nel Castle munito di due torrette a fianco, ha soggiornato la povera Anna Bolena. Pure le formazioni, trasmettono brividi. Abbiamo avuto rose migliori, mentre tutti questi nomi, da highlights oltre frontiera, preludono alla malafiura. Alan Pardew, Manager dei locali, sembra Leslie Nielsen di Una Pallottola Spuntata ma fa sul serio: in avanti ha un nuovo asso a disposizione e lo rischia immediately. Getta nella mischia le novità Mascherano e Tévez: ordine e scompiglio. Insomma, gli Hammers fanno spavento. Lo style è British e ci hanno aggiunto il tango. Intanto, noi cominciamo a ballare, anche perché ci si deve riscaldare.

Il match parte a spron battuto, ma l’inizio è già perduto. Difficile staccare gli occhi da quell’atmosfera, dal vivo ancora più vera dei racconti del tubo catodico. Il terreno di gioco ti cattura: verde che più verde non si può. Beati loro: se da qui è il top, dal campo dev’essere uno spasso. Ma bisogna correre, pressare, ripartire, triangolare, tirare in porta: tranquilli, il Palermo si è calato e recita la sua parte. Mancano Corini e Amauri, due elementi che non si possono regalare, soprattutto in campo internazionale. Eppure, non si nota più di tanto, ma il rammarico resta alto. Il Genio sconta la squalifica per quel fallo di mano di Gelsenkirken che ha posto fine all’ottimo debutto nella precedente competizione, mentre il brasiliano ha già giocato in CHAMPIONS con la maglia del Chievo e non è arruolabile. Il plotone Rosanero è comunque un battaglione e non perde colpi. Quello del KO, lo assesta Caracciolo, imbeccato alla perfezione da Diana, messo in moto a sua volta da un recupero di Simplício. Lo scambio con Cassani, in sovrapposizione sulla destra, è uno schema da urlo, pronto a prorompere. Sull’altro fronte, si rischia soprattutto sulle iniziative dell’Apache. Ci prova prima e dopo la rete degli ospiti. Fa meglio Harewood, che timbra il palo dopo averlo rilevato. Troppo tardi: l’Airone, ha già preso il suo scalpo. Un tocco morbido, ad uccellare il malcapitato Carroll. Un’azione da flipper, con una pallina che ci farà impazzire. Per noi, dolce come una Cassatina. Per lui, dolorosa come l’artigliata di un vero rapace d’area: il suo territorio di caccia.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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