LA TRADIZIONE

PALERMO FOOT-BALL CLUB 1911

Un ritorno al passato, con il cambio di denominazione sancito dalla promozione in SERIE C. Nonostante il gap economico con la serie cadetta, il terzo gradino del calcio nostrano è ancora un campionato professionistico. Le compagini della LEGA PRO, in quanto a blasone, non hanno nulla da invidiare al piano superiore. E così da questa estate, il Palermo è di nuovo Football Club.

La Società Sportiva Dilettantistica, abbreviata in SSD, ci ha fatto compagnia, nostro malgrado, per una sola stagione.

Ripercorrere cronologicamente le tappe della ragione sociale del club, può aiutare a fare chiarezza e a stimolare le ragioni ed il battito del cuore, rigorosamente Rosanero.

La fondazione, datata 01/11/1900, ci riporta alle origini con un ammonimento: il nuovo sodalizio trae ispirazione da Albione ma è palermitano, come lo stesso Ignazio Majo Pagano. È lui il nostro padre putativo. Da Portsmouth parte un’idea: le maglie Rossoblu, addirittura Biancorosse per qualche match, non derivano dal club portuale inglese. La presenza dei britannici, soprattutto di Mister Blake (che a quanto pare ha recitato un ruolo decisivo non solo in campo), giustifica una dicitura da tavola rotonda.

Ed ecco l’Anglo-Palermitan Athletic And Foot-Ball Club. Dura sette anni: come sappiamo, dal 1907 i nostri colori sono il Rosa ed il Nero. Ed il Palermo diviene Foot-Ball Club. La foto da me colorata è relativa a questo periodo: siamo nel 1911, stagione che ci vede soccombere nella finale della LIPTON CHALLENGE CUP al cospetto del Naples FBC. Tre reti a due: poco importa. Alla fine la coppa sarà nostra: definitivamente, come altrettanto scomparsa. Dopo la Grande Guerra, per rivedere le maglie rosa, in campo, bisogna rendere grazie al Racing FBC, una piccola realtà locale che cambia proprio faccia e facciata. Colori Biancoazzurri, che tuttavia restano soltanto in quello che viene riconosciuto come il primo crest ufficiale del Palermo, che adesso è Unione Sportiva. Di fatto, non una vera e propria fusione, ma una trasfusione. Non mancheranno quelle autentiche: fino al 1924, quando il Palermo assume la denominazione Football Club. Non porta bene, c’è da soffrire per un fallimento dietro l’angolo, ma all’orizzonte si intravede un’oasi di speranza. Si materializza nel ’32, quando finalmente si disputa la prima SERIE A. Il regime mal sopporta idiomi esterofili e nel ’35 si impone l’Associazione Calcio Palermo. Ci aggiungono tanto di colore: Giallorosso da gonfalone, poi Biancoazzurro nel ’42 per la fusione con la Juventina Palermo. Nel periodo bellico, la squadra espressione della città è l’Unione Sportiva Palermo-Juventina. Che riconquista la serie cadetta e si riappropria del Rosanero. Finita la guerra, finisce anche la confusione. Dal ’44 si ricomincia a vivere e a giocare: il Palermo cambia di nuovo volto e parte a nuova avventura da Unione Sportiva. Il preludio ad una presenza costante nella massima serie, fino agli anni ’60, passati al gradino inferiore. Nel ’68 la rivoluzione ci tocca e ci porta alla Società Sportiva Calcio PalermoSSC sta anche per l’ultima promozione prima dell’era Zamparini, ma vuol dire anche due finali di COPPA ITALIA e soprattutto Renzo Barbera. Dieci anni sotto il segno del Presidentissimo e allo scadere un nuovo logo da sogno: tremendamente moderno ancora oggi. Maledettamente calpestato da una radiazione che brucia come una città messa a ferro prima del fuoco. La rinascita datata 1987 è firmata Unione Sportiva. Ci si aggiunge Città di Palermo nel ’94, per un binomio controverso che passa in secondo piano. Una decina d’anni prima dell’avvento del patron friulano e di un Palermo che noi poveri umani non potevamo proprio immaginare. Di fatto, un fallimento anche sportivo, nonostante i piazzamenti da record, la terza finale di una coppa che resta maledetta, l’Europa che meno conta. Troppa manna, tanti campioni, altrettanti bidoni, un esercito di allenatori. Risultato: soltanto briciole. Si poteva andare a comandare e non soltanto per qualche vittoria di prestigio. E adesso, si potrebbe dire Hera Hora: piccoli passi, per un club risorto, ancora una volta, come la Fenice. La tradizione, invece, non è una briciola. Ma il nostro pane quotidiano.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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