SALTO IN ALTO

PALERMO FOOTBALL CLUB 1931-1932

C’è sempre una prima volta. Per il Palermo, la svolta arriva quando l’Italia pallonara ha da poco adottato il GIRONE UNICO. Il periodo, è quello della Juve del quinquennio. In generale, tira una brutta aria: venti di guerra, discriminazione razziale, difficoltà a rimediare anche un tozzo di pane. Il sorriso, lo restituisce in qualche modo il calcio. Con le Aquile che fanno bella sfoggia, nella casacca Rosanero. Ci ricordano che non è vietato sognare, anche in tempi di vacche magre. Un salto in alto, per volare oltre la fantasia. A raggiungere il traguardo della prima promozione in massima serie del sodalizio, il Palermo FC che dal Barone Luigi Bordonaro passa nelle mani e nella testa del costruttore Francesco Paolo Barresi, decisivo per la realizzazione del Littorio alla Favorita. Le gare interne, si disputeranno al Ranchibile per tutto il girone d’andata. Il nuovo impianto, farà la differenza. Il team è al suo secondo anno in cadetteria: il debutto, ha lasciato il segno. La promozione sfuma al cospetto di Fiorentina e Bari, che chiudono con due sole lunghezze di vantaggio. Squadra ritoccata adeguatamente e missione compiuta. Le gare interne contro Monfalconese e Spezia regalano soltanto un punto e più di un boccone amaro, suggerendo il cambio del tecnico. L’esonero dell’austriaco Tony Cargnelli è un rischio calcolato: ci si affida all’ungherese Gyula Feldmann, che proprio a Firenze ha dimostrato qualche dote in più. La mossa, è vincente, nonostante un inizio scoraggiante: vittoria roboante contro il Parma, ma il resto è un disastro. Fino a far quadrato: il complesso gioca per il Vichingo, all’anagrafe Carlo Radice, il primo lungagnone della nostra storia. Termine che fa rima con capocannoniere e lo sappiamo bene. Sedici reti non son bastate ed il bomber raddoppia: lo score arriva a ventotto. Il torneo è un guazzabuglio: diciotto squadre, ubicate da Livorno in su. A far compagnia ai Rosanero, soltanto Lecce e Cagliari: il Mezzogiorno è decisamente in inferiorità numerica. La superiorità dei rosa, invece, risulta schiacciante. Ventuno vittorie, otto pareggi e cinque sconfitte. Miglior attacco del torneo, con ben ottanta realizzazioni. Si stacca il Padova di tre lunghezze, ma il divario con la terza è abissale: il Verona è terzo a meno nove. Da segnalare la presenza di sodalizi scomparsi o risorti sotto altra denominazione: i Giovani Calciatori Vigevanesi, quarti a pari punti con l’Atalanta, la Comense, la già citata Monfalconese e la Serenissima, cioè il Venezia. Retrocedono l’Udinese, il Lecce (penalizzato di tre punti per tre rinunce) ed un modestissimo Parma, relegato in fondo con soltanto tre vittorie e nove punti totali. A spiccare il salto, con il Palermo, i Patavini di Lajos Kovács: la panchina danubiana, allora, era un mantra. Feldmann schiera i Rosanero con il modulo tattico in voga, il celebre Metodo. Il Vangelo di Vittorio Pozzo, la Bibbia di Hugo Meisl. Difesa arcigna e contropiede, ma non è tempo di catenaccio. Il WW adottato, identificabile in campo con un 2-3-2-3, vede Plinio Paolini e Aimone Lo Prete presidiare la retroguardia, davanti all’estremo difensore, il portiere Archimede Valeriani. I tre centrocampisti arretrati, da destra a sinistra: Luigi ZiroliRenato Nigiotti e Luigi Ingrassia. Arrivano i piedi buoni, con i due interni: Guglielmo Piantoni e Antonio Blasevich. Jugoslavo d’origine, stella dell’Ambrosiana, con la quale segnava una partita sì ed una no. Si è alzata l’asticella per davvero, con lo stesso Ettore Banchero, prelevato dall’Alessandria, ed il confermato Américo Ruffino, il primo argentino a farci ballare il tango. Il tutto a supporto del Vichingo. Uno squadrone, che debutterà in SERIE A senza alcun timore reverenziale. Ma questa è un’altra storia., che sarò ben lieto di potervi raccontare. In centoventuno anni di storia, la materia non manca. Buon compleanno, Palermo mio.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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