ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

LUCA CECCONI

All’inizio, resto perplesso: ha la meglio il pregiudizio. Scontato, quando il salvatore della patria giunge dal Catania. Come volevasi dimostrare: non fece bene, al suo primo anno in Rosanero. Si tratta della stagione anomala 1991-1992, con il Palermo imbattuto e fortissimo in casa, ma altrettanto ‘capace’ di ottenere soltanto cinque pareggi in trasferta. Ci costò la retrocessione, causata anche da ben altri fattori. La risalita fu immediata: Luca Cecconi, con Sasà Buoncammino, formava una coppia d’attacco ben assortita e realizzò quattordici reti , sempre di splendida fattura. Dalla Toscana con furore, per un furetto che, tra Fiorentina ed Empoli, ha già fatto vedere, di che pasta è fatto. Con il Pisa, ed un po’ meno con gli Etnei, lo score s’inceppa, ma i colpi restano in canna. Perché c’è un dato di fatto: se non la mette, almeno rende. Per questo si scommette su di lui: e risalita fu. Un buon rendimento, in Sicilia, che gli vale la chance al Bologna. Con i FelsineiCecconi totalizza venticinque reti in due anni. Fece la differenza soprattutto al Como, con quarantuno marcature spalmate in due tornei. Gli ultimi fuochi, per un personaggio che non le mandava di certo a dire. Nel calcio, le parole di troppo pesano, più dei goals. Negli anni ’90, più che oggi. E così, il cecchino finisce sotto tiro e paga dazio, come successo in terra lariana ed alla prima, vera esperienza da allenatore, sulla panca del Prato. Contro Enrico Preziosi, contro il gruppo. Non mi sorprende più di tanto e non credo ne abbia fatto li suo cruccio. Luca lo sa, che l’orgoglio è un’arma a doppio taglio. Credi di avere il manico dalla tua parte ed invece ti becchi la lama. E anche la mia stima. Apprezzo chi sfoga la rabbia in campo. Soprattutto se in cerca del riscatto: missione compiuta. Non era impossibile: a tratti, Cecconi si è preso la scena. Mi piacevano i suoi movimenti, il suo incedere quasi robotico e l’eleganza nelle conclusioni. Fisico compatto, non un gigante. Ma con una dote in particolare, tra le altre: un’elevazione sorprendente. Fosse solo quello: bisognerebbe rivederlo, per capire l’aggettivo giusto che possa definirlo. Pulito e sporco all’occorrenza, svogliato o indemoniato come si è mostrato. Una maturazione lenta, giunta all’apice quando si era fatto troppo tardi. Cervello e piedi fini, ha dato il meglio di sé proprio a fine carriera ed è un peccato, perché avrebbe potuto essere protagonista in ben altri palcoscenici. Oltre la promozione, ha vinto la COPPA ITALIA DI SERIE C, con quella banda ben organizzata da Angelo Orazi. Quel trofeo alzato al cielo dal nostro capitano, Massimiliano Favo: proprio contro il Como. E qui, si chiude il cerchio. Con qualche sbavatura ma, ai miei occhi, come realizzato da Giotto: semplicemente, perfetto.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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