ALLA SCALA

La vittoria al Barbera contro il Siena fa ben sperare. Forse, ci possiamo salvare. Ma il debutto da prova del nove, il calendario lo riserva alla seconda giornata. Il teatro, è la Scala del calcio. Ovvero San Siro, lo stadio intitolato a Giuseppe Meazza: già vengono i brividi. I Nerazzurri di Roberto Mancini pensano al resto: va bene l’emozione, ma sto tremando dalla paura. Temo l’impatto, una figuraccia che ci riporterebbe per terra. Macché, le Aquile Rosanero stanno per volare in alto come non avevo mai visto: un sogno ad occhi aperti. La cornice è da infarto: i nostri colori spiccano, tra la selva meneghina. Una bella macchia, tra i settantamila. Si inizia e mi si strozza la gola, quando Bertini annulla le reti di Barzagli e ToniZaccardo fa spiovere un pallone che ha varcato la linea di fondocampo, mentre il lungagnone sarebbe in fuorigioco. Vabbè, almeno portiamo spavento e mi accontento. Il Palermo gioca bene: soltanto nel finale della prima frazione Adriano e La Brujita, alias Juan Sebastián Verón, mi fatto temere il peggio. Intervallo, col fiato sospeso. Non consapevole che le coronarie, ancora, non erano state sottoposte a dovere. Perché la ripresa è da infarto. Picciotti, tenetevi forte. Il mondo mi crolla addosso, quando il gigante brasiliano svetta sul cross del connazionale Zé Maria e sovrasta tutti. L’Inter è in vantaggio che non è trascorso un minuto e sembra un’altra squadra: quella che temevo ben prima della vigilia. Ancora Adriano, poi van der MeydeMatteo Guardalben tiene. Momento decisivo, perché impedisce il tracollo e torna la fiducia. Una sensazione che mi ha accompagnato fino all’atto finale. Ho rimosso tutto il brutto, quando ho visto che il complesso di Francesco Guidolin ha ripreso a macinare gioco, con la Beneamata arroccata e allungata, perché vorrebbe anche chiuderla. Scontro fra lungagnoni: Materazzi anticipa Toni. Neanche due anni e saranno campioni, del Mondo: non sono i soli in campo. Mario Alberto, futuro monumento, è solo: ha di fronte soltanto il portiere e spara alto. Dobbiamo crederci: il goal, è nell’aria. E nell’area interista, si materializza. Rimessa laterale e le luci della Scala puntano su di lui: Lamberto ‘Zizou’ Zauli. Il paragone con Zidane non è esagerato: quando è in giornata di grazia, il numero dieci danza, nasconde il pallone e lo fa riapparire quando per gli altri è troppo tardi e si fa notte. Circondato da un nugolo di avversari, se ne libera come se nulla fosse in un fazzoletto di campo, confezionando dal fondo il regalo per il centravanti e per tutti noi. Luca lo sa, che sta per segnare ancora. La felicità è una sfera che finisce in rete, proprio a due passi dai nostri occhi. Ciccio Brienza è da poco entrato al posto di Gasbarroni: ci darà tante soddisfazioni. La prova non tarda: botta ad effetto, Toldo tocca ed è palo. Mamma mia, se la vinciamo. Ci speravo, fino al fallo da ultimo uomo: Biava su Martins ed è fuori. Restiamo in dieci a dieci scarsi dalla fine più recupero. Mamma mia, se la perdiamo. Ne abbiamo persa una più assurda, proprio a San Siro e proprio contro la Beneodiata. Per non parlare della finale di Roma. Ma questa, almeno un punto ce lo regala. Meritato, nonostante le botte finali di un’Internazionale rinvigorita dalla superiorità numerica. Ancora Martins, poi Adriano e Vieri: che giocatori. Stavolta, il goal è nell’aria che tira dalle nostre parti. Ci pensa la traversa, a scacciare i fantasmi. La bordata dell’Imperatore è una stilettata nel mio cuore: sono morto per qualche secondo. Una carrellata di emozioni, condensata in un match che è soltanto il preludio di un campionato irripetibile. Da neopromossa, la compagine allestita da Zamparini e Foschi, guidata sapientemente da Guidolin, fa la sua bella figura. Il nostro club non è soltanto tornato in SERIE A. Nel nostro calcio precalciopoli, quello malato ma ancora bello, quello che prelude alla Nazionale iridata per la quarta volta, questo Palermo ci può stare. Non da meteora: ma da protagonista.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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