IL MIO NUMERO 1

ROBERTO BIFFI E GIANLUCA BERTI

Vedere un portiere volteggiare tra i pali e dispensare qualche ‘miracolo’, non significa necessariamente che ci troviamo di fronte ad un campione o potenziale tale. Sono convinto che, dalla terza serie in su, chiunque, tra gli estremi difensori, avrà delle qualità: ovvio, altrimenti non ci arrivi al professionismo. Sì, perché i fattori che fanno emergere un estremo difensore dalla massa sono molteplici: concentrazione, senso della posizione, abilità nelle uscite e con i piedi, esplosività, sicurezza da infondere a tutto il reparto (ne è la guida), esperienza e continuità. Quest’ultima, la ritengo fondamentale: non puoi prenderle tutte e la partita dopo cacciare le farfalle. Dulcis in fundo, i rigori. Decisivi, poiché fanno la differenza: per il passaggio di un turno o per iscriversi all’Albo. Il compito è delicato, in toto. Provate ad immaginarvi in quei panni, tutto solo per lunghi tratti o attorniato da tutte le parti. Un monumento del ruolo come Zoff, ci spiega che, per mantenersi concentrato nei novanta minuti e passa, faceva la telecronaca mentale del match. Immaginatelo, il taciturno Dino: ‘Ecco Cabrini che avanza sulla sinistra, lo scambio con Tardelli, che evita un avversario e serve Rossi…’. Difficile pensarlo, ma è vero: lo racconta nella sua autobiografia. Un portierone, uno dei più grandi di sempre, ma col limite dei tiri dalla distanza. Non ha iniziato la carriera con una grande e all’inizio prendeva carrettate di reti. Non ne usciva bene, ci stava male. Walter Zengal’uomo ragno: un’autentica molla, improvvisamente arrugginita al momento fatidico e fatale della lotteria dagli undici metri. Angelo Peruzzi, il tarchiato: ma esplosività da vendere. Mi dava sempre l’impressione che si arrendeva soltanto quando non c’era più nulla da fare: non è poco. A conti fatti, il più vicino alla perfezione è Gigi Buffon. Non dico è stato, poiché ancora attivo. Ha avuto la fortuna di iniziare sin dall’esordio con, a supporto, un pacchetto difensivo di prim’ordine. Ma, altrettanto, ha mostrato che delle porte ne possedeva tutte lui le chiavi: erano la sua casa, fin da giovane. Ha raggiunto l’apice proprio quando il fisico iniziava a presentargli il conto del tempo, inesorabile come la sua ascesa. La premessa non è divagazione: arrivo al Palermo, dopo l’omaggio a dei mostri sacri, esclusi gli stranieri: dal pioniere Ricardo Zamora, detto ‘El Divino’, al ‘Ragno Nero’, il più grande di tutti i tempi (a detta di molti), ovvero Lev Jašin, fino a Gordon Banks, che su Pelé si è esibito da par suo nella ‘Parata del secolo’. Da par mio, il luccichio è riservato a Peter Schmeichel: l’essenza, la presenza. Si tratta pur sempre di un elenco infinito, caratterizzato da scelte dettate dai punti di vista. Passando ai Rosanero, la storia ha visto spesso abbassare la saracinesca anche all’ombra del Pellegrino. Una tradizione di prim’ordine, comprese le meteore. Parto dalla più luminosa: Carlo Mattrel, come rendimento di una singola stagione, rimane inarrivabile. Le cronache del ’61-’62 testimoniano una serie di interventi spettacolari, conditi da ben otto rigori parati su dieci. In realtà, sarebbero nove, ma uno fu ribattuto in rete: un mostro. Sorvolo su Alberto ‘Jimmy e Nonno volante’ Fontana e su Salvatore Sirigu. Entrambi sopra la media, ma senza rubare più di tanto la scena e soprattutto il mio cuore. Catturato di più da un Vicè Sicignano: batte forte, ancora e per sempre, anche a costo di bestemmie. Stefano Sorrentino lo conosciamo bene: un leader dentro e fuori dal campo. Dove ha salvato spesso il risultato con interventi sorprendenti. Avrebbe meritato una carriera di ben altro spessore ed un Palermo più forte. Chiudo il sipario con Gianluca Berti: il mio numero uno ideale. Sia nella prima versione capelluta e più guascona, che nella seconda, quella matura della promozione. Il concentrato di tutte le doti che deve avere un vero portiere. Poca accademia, tanta sostanza. Emanava sicurezza: c’è lui, possiamo stare tranquilli. Con quella dose di follia che ci fece impazzire tutti, nel finale più bello di una partita tra le più belle. C’era pure Robertone Biffi, quel giorno, il capitano qui immortalato al suo fianco. Il portiere all’attacco, non l’avevo mai visto: per l’occasione, Gianluca è capellone, ma gli schemi li rompe alla grande palla al piede. La perla arriva per un Palermo-Cesena riacciuffato da Giancarlo Ferrara, dopo la pennellata del Vasari. Il ‘Palermo dei picciotti’ ha stimolato il mio orgoglio più di ogni altro: quel giorno, ho pianto di gioia e non ero il solo. Il resto che verrà dopo: fantascienza trasformata in favola, ma senza lacrime versate a paragone. A mancare, anche, il lieto fine. Che ruolo, quello del portiere. Freddo nella sua solitudine, caldo nell’immaginario collettivo. Dispensatori di papere e miracoli: se ne fanno una serie, trovano la loro collocazione. Al di qua o al di là della sottile linea rossa, che sta tra il campione ed il bidone. Eppure, anche il meno dotato, almeno per una volta, vi avrà colpito. Perché, ricordiamolo sempre: quelli in porta, bravi o scarsi, sempre speciali sono.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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