DR. JEKYLL E MR. HYDE

ANTONIO RIZZOLO

Un tiro al volo, col destro. Il San Paolo di sasso, ammutolito. In vantaggio dal primo tempo con Carnevale, i Partenopei si devono accontentare. Sprecano e scoprono che, a volte, anche Maradona non basta. Per la Lazio in maglia gialla, basta un cambio: fuori Di Canio, dentro un giovane virgulto. Materazzi ci ha visto giusto: vale il pareggio. L’autore della perla non mi è nuovo: a quel tempo, li divoravo, gli almanacchi. A colpirmi, è l’esecuzione: lo spiovente da sinistra e quel gesto tecnico dove c’è tutto. Coordinazione, determinazione, quel pizzico di fortuna che non guasta e una bandiera che non si alza. Questo me lo segno: chissà, se lo prende il Palermo. I sogni son desideri che si possono realizzare, anche al tempo delle vacche magre. Quando arriva l’annuncio, gongolo: arriva Antonio. Cui è legato un ricordo tra i più amari in assoluto, per i tifosi del dolce col retrogusto. La stagione maledetta, con quella retrocessione assurda e ingiusta, sancita dalla classifica avulsa. Poi le stragi: passa tutto in secondo piano. Torno al preludio, di un’annata tutt’altro che rosea: per la città, per i Rosanero. Neri sono pure i capelli del nuovo arrivato. Volto pulito, educato e timido: tutto il contrario del nuovo MessiaFelice Centofanti e allo stadio tutti quanti. E certo, perché in casa non si sgarra: soprattutto, non si passa. Il problema è fuori: neanche una vittoria. Il Palermo double face della stagione lo abbiamo analizzato a dovere. Non vale la pena, ripetersi. Ma su Antonio Rizzolo, impossibile non esprimersi. Faccia d’angelo, tutt’altro che sporca, come gli argentini d’antan. E questo che dovrebbe fare, mica la guerra. Beh, state a guardare, nella Favorita che si fa bolgia. Perché negli spogliatoi ci entra come Antonio, ma in campo ci va Rizzolo: come DR. Jekyll e Mr. Hyde. Un portento ed un avvertimento: chi cala in Sicilia, se la fa sotto. Le domande si sprecano, per gli avversari: come intendete fermarlo. Missione impossibile. A colpirmi, lo stesso dettaglio di quel tiro al volo che colpì il San Paolo e me come un fulmine. Altro che timido: Antonio ha lo zampino del Diavolo. Quando calcia lo fa con cattiveria, come volesse aggiungere l’ineluttabile ad una sentenza già scritta. Poi torna docile, con i piedi per terra, come tutto il Palermo. Il Palermo dei leoni e degli agnelli. L’attaccante parte per via del Mare, non può scendere in terza serie. Torna non appena ritorna la cadetteria. Il goal ancora nel sangue, ma cambiano i volti, le gerarchie: anche i progetti, pur se improvvisati. Nasce il Palermo dei picciotti, mentre Antonio paga dazio ed esce spesso malconcio. Ignazio non lo vede più di tanto: fa le valigie, il preludio ad un lungo peregrinare. E cosa mi fa più male: così preso da quel sogno inatteso, non ci avevo fatto neanche caso. Il tempo è tiranno, nel calcio ancora peggio. Ci si dimentica in fretta, anche della manna, quando tutto gira dalla parte giusta. Con i dolori, ecco invece rimpianti e paragoni. Ne abbiamo visti, fior di campioni, ma credetemi: quel fuoco addosso, al momento del fatidico calcio, non l’ho più visto. Del resto, non è da tutti: trasformarsi negli spogliatoi, lontano da occhi indiscreti, prima di scendere in campo. Da angelo a demonio: per Antonio Rizzolo, era un attimo.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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