PIETRO IL GRANDE

MAIELLARO

Un primo assaggio e ci prendi gusto. Stagione 1984-’85: nel Palermo di Tom RosatiPietro Maiellaro e Antonio De Vitis portano nuova linfa ad una squadra esperta, che sale in carrozza per la serie cadetta. Il fantasista è un giovanotto, ma guardate la foto: non teme nessuno. Sguardo torvo, ma è un attimo e ti uccella di brutto. La coppia pugliese contribuisce a suon di assist e reti e poi saluta: missione compiuta. Faranno strada, questo è sicuro. Per Pietro, il biglietto non è di sola andata: ci sarà un gradito ritorno. Quando mi invaghisco di un fuoriclasse, l’amore è a prima vista: nel caso di Maiellaro, ci avevo visto giusto. Fossi stato il solo: la classe non è acqua, ma sostanza. Che nel suo caso, abbonda. A colpirmi, la postura e le movenze. Sembrava un pezzo di legno, irrigidito quando al possesso palla. Poi partiva la danza, con quel tronco che iniziava ad ondeggiare come fosse a galla, ma in balìa delle onde. Uno spettacolo, impreziosito in seguito dall’esperienza accumulata nei campi caldi del meridione. Pietro, dopo il Palermo, riscalda i cuori degli avventori in quel di Taranto, dove inizia a far sul serio. Agli ordini di Mimmo Renna, i Rossoblù volano, sospinti dalle reti di Nicola D’Ottavio a dal piede destro, sempre più caldo, di Maiellaro. Che ha l’occasione di misurarsi nel campionato che ha conquistato per due volte consecutive. Farà coppia ancora con AntonioDe Vitis, dopo Palermo, è esploso a Salerno ed è solo l’inizio. Gli Ionici conquistano la promozione ed una salvezza sudata, con tanto di appendice felice: agli spareggi, la fanno franca. La palma, se la aggiudicano i trascinatori. L’attaccante arriva a diciotto marcature, mentre Pietro è ormai ‘il Grande’. Per lo Zar, è rivoluzione: da salvatore della patria a traditore, nel calcio, il passo è breve. Si può capire: perché il suo passaggio alla Bari è un colpo troppo basso. Il trasferimento è pagato a peso d’oro: supera i due miliardi di lire. Il giocatore è maturo per il salto in alto: quattro stagioni con i Galletti e la platea più consona al suo talento sopraffino. Son diverse, le perle, ad incastonare il genio racchiuso nel funambolo. Chi se lo è goduto dal vivo, non avrà mai dimenticato: quaranta metri possono bastare, per battere il malcapitato Gianluigi Valeriani, portiere del Bologna. La porta che si spalanca, è adesso quella dal colore ViolaPietro è accolto a Firenze, ma non come il nuovo Messia. Di profeti, la rosa gigliata abbonda. Da Gabriel Omar Batistuta al compianto Stefano: con Borgonovo, l’intesa è perfetta, ma si contempla più nello spogliatoio che in campo. L’esperienza alla Fiorentina non è tuttavia sprecata: riguardo a Maiellaro, ho sempre pensato che la sua stella si sia come accodata, in un firmamento più luminoso del previsto. Poco male, le poesie si possono scrivere anche con la maglia del Venezia o del Cosenza. Il ‘Poeta 2’ (non si spodesta, sua eccellenza Claudio Sala) si divora mezza Viola tra i Lupi della Sila: una rete da antologia. E torna alla Favorita, fiore all’occhiello di uno squadrone che non avevo ancora visto, dalle nostre parti. Un fuoco di paglia: molto meglio il ‘Palermo dei picciotti’. Peccato che il vero Sasà Campilongo si sia visto soltanto a Via del mare, con la cinquina personale: la coppia prometteva faville. Ma Pietro incanta, come ai primi tempi: sfiora la doppia cifra, mostrando che il repertorio è ancora vasto. È anche il canto del cigno: che si concede nuvole e spiagge nel lontano Messico. Los Auriazules del Tigres UANL non se ne saranno accorti più di tanto. Quel nuovo arrivato, lo straniero sceso in campo per qualche scampolo, sembra proprio uno di loro. E lo sguardo torvo non tragga in inganno: è di un uomo fiero, che le ha prese dalle difese più attrezzate ed è giunto fin lì per volersi soltanto divertire. E perché no, monetizzare: se lo merita. ‘Il Maradona del Tavoliere’, forse, non avrà fatto in tempo, nel Nuovo Mondo, a guadagnarsi un altro soprannome. Chissà: da quelle parti, ci mettono poco. L’ennesimo: riservato ai più grandi. Come a Pietro: non a caso e non è da poco. Proprio il Grande.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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