LA QUIETE

IL TABELLONE

Dopo la tempesta. La gara di coppa contro la Reggiana ha riportato un po’ di sereno, in attesa che tra la rosa di allenatori al vaglio del City Group, venga fatta la scelta giusta. Questo stato di immobilità da parte della nuova dirigenza sta spazientendo la tifoseria, ma oltre il dovuto. Dal mio punto di vista, quella che sembrava cosa fatta (la nomina di Eugenio Corini), in un primo tempo l’ho accolta con piacere, ma a freddo ha destato le sue perplessità. Non per lo spessore, umano e tecnico, di un uomo che conosciamo bene: inappuntabile, professionale, conoscitore dell’ambiente come pochi. Neanche il curriculum da tecnico, meno brillante del ‘Genio’ ammirato in campo, mi interessa più di tanto. L’esito di una stagione dipende da fattori che travalicano i pronostici: a volte, l’uomo giusto al posto giusto risulta proprio quello che sembrava il meno adatto. Il punto fondamentale, è piuttosto un altro. Questo Palermo, scende in campo da un bel pezzo con un modulo redditizio, che ha fatto rendere al meglio i suoi interpreti. Su tutti, il fenomeno con il numero nove. Le vittorie in serie nel finale di stagione (che ci ha permesso una posizione più favorevole del previsto nei playoff) e le affermazioni a Trieste, Chiavari, Salò e Padova hanno fatto la differenza. In più, l’imbattibilità al Barbera, che perdura quasi da un anno e mezzo: un record. Sono dati che non possono essere messi in discussione da una rivoluzione copernicana. Per intenderci: non si può andare a Marassi a fare le barricate, lasciando San Matteo a predicare nella solitudine. Sarebbe un errore madornale. Contrariamente alle dichiarazioni di Baldini, il gruppo c’è ancora, come c’è la squadra. Che bisogna sfoltire e rinforzare: su questo, non ci piove. Ai giovani appena arrivati, deve seguire l’apporto di elementi di comprovata esperienza, soprattutto nel settore nevralgico: a centrocampo, la coperta è troppo corta. Ma serve un’alternativa anche davanti, che magari accenda gli animi di un popolo che ci mette poco a prendere fuoco. Il profilo migliore, per la panca che mica scotta (non siamo più nell’era Zamparini) e che invece alletta, è quello di un giovane senza grilli per la testa. Che non faccia della sua esperienza una sorta di palestra: alla De Zerbi, per intenderci. Sconfitte in serie, prevedendo un gioco che partiva dal basso come il tasso tecnico a disposizione: se non è presunzione, questa. Quindi, niente fretta. Basta un po’ di pazienza: la svolta, è dietro l’angolo.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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