NON È PIÙ CALCIO

Fermo restando che la sconfitta è più che meritata: il Venezia, soprattutto nel primo tempo, ci ha preso a pallonate. Il pari a reti bianche al termine della prima frazione è un segnale: ci è andata bene. Ma nella ripresa, al Barbera, oltre alla pioggia, cala la notte. Scende proprio il male: lentamente, inesorabilmente. Quando vedi Brunori involarsi tutto solo, grazie al regalo di un avversario, lo sai che non può sbagliare. Ma Matteo non è più lo stesso: nonostante la doppietta di Cosenza, che per poco non si è fatta tripletta. Un altro segnale, quel rigore sprecato: stavolta, il più importante. Io non vedo il fallo dell’estremo veneziano: rimango piuttosto stupefatto dall’errore dell’attaccante. Chi ha il goal nel sangue, da quella posizione, non sbaglia. Poi, la giustificazione: c’è un contatto, ecco. E qui parte la sceneggiata di una sceneggiatura da libro Cuore. Tutta a danno del Palermo. Va bene, l’arbitro ha preso un abbaglio: ci può stare. Ma c’è un altro rigore: Matteo, non puoi sbagliare. Ed invece, combina un disastro: non tanto nell’esecuzione, respinta dove l’estremo difensore te la offre su un piatto tutto da gustare. Matteo, invece, se lo mangia. Succede questo, quando non sei più te stesso: un girovagare per il campo a cercare quel pallone giusto che non arriva mai. Il danno perpetrato da Corini è enorme: sta sprecando tutto il buono ed il bello che ci ha regalato il buon Silvio. Ma il ‘Genio’ lo sa, che se vuoi far male lo devi affiancare, quel benedetto numero nove: maledizione. Nel finale, quando ormai è sempre troppo tardi, ecco i cambi. E succede sempre qualcosa: il palo di Vido altrove, un rigore in Calabria, un goal che sembra una liberazione. Ma la gioia per la rete di Bettella è effimera: ancora una volta, entra in gioco quel meccanismo cervellotico che hanno creato per affossare ancora di più un calcio che non riconosco. Ricordo un’intervista a Noel Gallagher: la star degli Oasis venne interpellato riguardo il debutto della moviola in campo. Il tifosissimo di quella che è ora la nostra casa madre, ha espresso un concetto che mi è rimasto in testa fino a farne un tarlo: si allarga sempre più, come una ferita in una piaga resa evidente dalla brutta piega degli ultimi eventi. In sintesi: ‘ve lo immaginate!? La tua squadra segna e, ovviamente, si esulta. Ci si abbraccia, si perde la testa. Poi, svanisce una delle prerogative dello sport: l’immediatezza. Goal annullato, come non detto. No, non può durare.’ Che devo dire: si è andato anche oltre. Perché si è addirittura a centrocampo, pronti a ricominciare. Ma l’arbitro ha un dubbio: per noi, inizia l’incubo. Un fuorigioco passivo che più passivo non si può rovina tutto. No, questo non è più calcio. Non lo riconosco, ed è un peccato. Perché, per una benedetta volta, ho visto una gara non interrotta ad ogni minimo contatto. Sembrava una liberazione: prima dell’ennesima maledizione. Noel, che te lo dico a fare: avevi ragione.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

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