CARLETTO

CARLO MATTREL

Uno dei più grandi portieri, se non il più grande in assoluto, della storia Rosanero.
Fu proprio la trattativa che vide approdare alla Juventus un altro grande interprete del ruolo in maglia rosa, la Zanzara Roberto Anzolin, a far sbarcare Carlo Mattrel a Palermo. Nato a Torino e cresciuto con i Bianconeri, vantava tre SCUDETTI e due COPPE ITALIA al momento del prestito al ‘Palermo miracolo’. Non perderà una gara della stagione 1961-1962, con 34 presenze, prima di rientrare alla base. Resterà imbattuto per cinque partite consecutive: costituiscono un record, per il club siciliano. Rete inviolata contro UdineseVicenzaTorinoBologna e SPAL (due rigori parati contro i ferraresi), con una perla non incastonata a San Siro, dove para due tiri dagli 11 metri all’Inter, ma uno non lo trattiene.
Era la sua specialità: una stagione ‘monstre’, visto che ne neutralizzerà altri otto su un totale di dieci. Tornerà alla Juve, la sua casa madre, come riserva dello stesso Anzolin. Grande a Torino e grandissimo a Palermo, dove conquistò un posto per la spedizione azzurra ai mondiali del 1962 in Cile. Giocherà da titolare la ‘Battaglia di Santiago’, persa 2-0 contro i padroni di casa. Ma quella non fu una partita di calcio e fa parte di un’altra storia.

Carletto chiuse la carriera a Ferrara, nel 1968. Ci ha lasciato a soli 39 anni. Un incidente stradale insolito, la causa. Si schiantò, a bordo della sua auto, contro una betulla. La macchina rimase intatta.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

CLAMOROSO AL CIBALI

Le maglie da gioco sparite. In campo, il Palermo scende con la shirt da allenamento.
I numeri ricavati con garza adesiva da bendaggio, un escamotage meno laborioso ma che riporta a Mexico ‘86, quando Maradona disputa la gara che lo consacrò al mondo intero, nel bene e nel male: mano de Dios e piede sinistro da Dio (el Pibe de Oro sta a ragazzo e non all’arto inferiore). Contro l’INGHILTERRA, numeri e loghi cuciti a mano, a tempo di record, da amorevoli sarte del Club América: le maglie azzurre degli argentini vengono comprate in fretta e furia, prima di furoreggiare addosso a Diego all’Azteca.
La causa non è un furto, ma una storia che ci fa capire quanto anche i piccoli dettagli possano fare la differenza (la seconda maglia non andava proprio giù al C.T. Bilardo). Al Cibali la furia è Bombardini, che al 20’ la mette: era lui il nostro top player. Al 65’ Apa fa pari e patta.

Catania-Palermo del 04/03/2001 finisce con una rete per parte. La vera ciliegina all’andata: li asfaltammo. Si torna in B, sospinti dal talento del ‘Bomba’, dalle reti di Cappioli e La Grotteria.
Pochi anni e lo stesso derby tornerà a ruggire, prima riempiendo d’orgoglio e poi di vergogna la Sicilia intera. Vent’anni dopo, grazie alla perla di Santana, possiamo godere senza arrossire.

Dario Romano
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VECCHIO FRAC

RAIMONDO LANZA DI TRABIA

Con la tragica ed improvvisa scomparsa di Raimondo Lanza si chiude un ciclo epico e dai posteri, purtroppo, spesso dimenticato. Una parentesi breve nella storia Rosanero, ma intensa, come la vita del Principe. Morì nel 1954, in circostanze misteriose e mai acclarate, in seguito a una caduta da una finestra del primo piano dell’Hotel Eden di via Ludovisi a Roma. A lui si deve l’invenzione del calciomercato: con l’allenatore Gipo Viani, si incontrava all’Hotel Gallia di Milano e la squadra prendeva corpo, in tutti i sensi. Celebre l’aneddoto che lo ricorda a ricevere visite per le trattative nella vasca da bagno, nudo e perfettamente a suo agio. Fu lui a scoprire Helge Bronée, che acquistò dal Nancy per 40 milioni. Grazie ai rapporti non indifferenti con il mondo dello sport riuscì a far indossare la maglia del Palermo a molti giocatori di valore, fuoriclasse annessi come ciliegine aggiunte ad una torta già gustosa e ben assortita. Era appassionato di corse automobilistiche e fu protagonista di alcune edizioni della Targa Florio. Ma ad attrarlo erano anche altre competizioni di squadra oltre al calcio, come ad esempio la pallanuoto. Il nobile si tolse la vita un anno dopo il matrimonio (alla vicenda si ispirò Domenico Modugno per scrivere la sua celebre canzone Vecchio Frac).

Il progetto di far diventare il club di sua proprietà la ‘Juventus del sud’ stava per concretizzarsi e probabilmente lo stivale pallonaro sarebbe stato rivoltato. Raimondo era un vero e proprio tifoso: lo possiamo vedere su Youtube esultare in panchina, felice come uno di noi, per una stupenda vittoria a Napoli. Gli aneddoti riguardo la vita del Principe si sprecano: vi consiglio delle letture davvero interessanti. Su tutte, ‘Mi Toccherà Ballare‘ scritto dalla figlia Raimonda e dalla nipote Ottavia Casagrande. Ma anche ‘Vestivamo alla Marinara‘ di Susanna Agnelli, ‘Il Principe Irrequieto‘ di Vincenzo Prestigiacomo, ‘Il Grande Dandy‘ di Marcello Sorgi, rappresentano uno spaccato del nostro paese in generale e della Sicilia in particolare che val la pena approfondire. Mollate il telefono e concedetevi questo viaggio nel tempo. Non ve ne pentirete.

Dario Romano
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L’ULTIMO GATTOPARDO

RENZO BARBERA

Il decennio che lascia il segno: gli anni ’70, tutti d’un fiato. Da lasciarci a bocca aperta. Semplicemente, l’era Barbera. La morale, sempre quella: gigantesca, con tanto di pugno allo stomaco. Altro che farfalle: il senso di profondo rispetto che ti assale e ti fa provare amore per il Presidentissimo che non hai mai conosciuto: è un sentimento ricambiato.
Ci ha portato a lezione, condotti con una mano nella mano e con l’altra nel cuore.
Cuore Rosanero, autentico e tremendamente sincero. Renzo valorizzò giovani siciliani come
TrapaniArcoleoTrojaVulloBorsellino ed essendo appassionato di altri sport fece del Palermo una polisportiva, come l’illustre e nobile, in tutti i sensi, Principe Raimondo Lanza di Trabia.
Un personaggio caratterizzato da uno stile d’altri tempi e connotato dall’amore verso i colori del club, specchio riflesso di una città intera. Il tutto a sue spese, andando anche oltre le proprie possibilità. Come la squadra stessa, promossa e retrocessa ma capace di raggiungere due finali di COPPA ITALIA con l’etichetta di cadetta. Quella coppa maledetta. Scippata e rubata oppure rubata o scippata poco importa. Gettata comunque al vento, perché a volte il cuore non riesce ad andare oltre l’ostacolo.

L’ultimo dei Gattopardi ci ha raccontato, con le lacrime agli occhi, che cosa non avrebbe mai dimenticato: il pianto dei tifosi che rientrano moralmente a pezzi, sul traghetto della speranza e dell’amarezza. Dario Mirri ha sempre dichiarato che al primo posto, nel Palermo di Hera Hora, conteranno soprattutto le certezze morali. Abbiamo visto di tutto, salendo fino in paradiso e scendendo nel baratro dell’inferno. Adesso, ci tocca il purgatorio. Dove vincere non sarà l’unica cosa che conta.
Buon sangue non mente, ovviamente.
Ma quanto ci manchi, Presidente.

Dario Romano
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L’ALIENO

Si narra che durante un Fiorentina-Pistoiese disputato al Franchi di Firenze, si sia andato ben oltre il più dei terrestri o terra terra del classico clamoroso al Cibali. Era il 27/10/1954 e la gara, da amichevole, divenne incredibile. Stiamo parlando di un incontro ravvicinato, testimoniato da chi stava sugli spalti e dai giocatori stessi. Non è uno scherzo: quel giorno, dei velivoli non proprio convenzionali furono avvistati in diverse regioni del Belpaese, da nord a sud. Il fenomeno fu accompagnato da un altro particolare, già noto agli esperti di ufologia. Il rinvenimento, nelle zone interessate, di una sorta di capelli d’angelo, quasi una ragnatela, al suolo. Realtà o abbaglio, resta un dato di fatto: al comunale di Firenze hanno visto gli UFO.

Cinquantadue anni e l’evento si ripete, ma con due giorni di ritardo. Siamo al ventinove dello stesso mese, lo scenario è lo stesso ma in calendario c’è un match di SERIE A e l’avversario è il Palermo di Guidolin, primo in classifica a sorpresa, ma non più di tanto. Stiamo parlando di uno squadrone, che ci ha fatto sognare più del lecito, ma non a torto. Riguardo l’avvistamento, segnaliamo la variante: si passa dal secondo al terzo tipo. Infatti, da presunti mezzi di locomozione volanti extraterrestri, stavolta allo stadio fiorentino si materializza l’alieno vero e proprio. Che poi il suddetto sia di bell’aspetto, con carnagione olivastra, capelli al vento, brasiliano e con tanto di nome e cognome, poco importa. Agli occhi dei trentamila spettatori abbondanti presenti e dei tifosi costretti a casa e quindi davanti alla TV adoranti, Amauri Carvalho de Oliveira, alias easy Amauri e basta, è un alieno buono per noi, brutto per gli altri e cattivo quando occorre. Stava volando, il Palermo targato Zamparini e Guidolin, tornato alla base dopo averci riportato in alto, nel calcio che conta. Stavolta davvero in vetta, quella che fa venire i brividi. Come una trasferta Fiorentina, nemica come e più di prima. Fa paura, la squadra di Prandelli, ancorata in bassissima classifica causa la penalizzazione, a meno diciannove, dovuta ai fatti di Calciopoli. La Juve è in cadetteria, i Rosanero da mammamia: sembra l’anno giusto per il gran botto. Ma l’esame è arduo, da autentica prova del nove. Niente male anche la sfida col lungagnone, ormai ribattezzato ‘Toni e furmini’. Ma a dare il via alle danze, ci pensa il centravanti del Samba, che salta di forza i birilli Viola e crossa con delicatezza, per quel rapace che di nome fa David e di cognome Di Michele. Un’arma letale, soprattutto per i copioni recitati fuori dal Barbera. Dove il piccoletto fa Golia e ci porta spesso in vantaggio, anche se siamo sotto arrembaggio. Non esulto più di tanto: non siamo al Bernabéu, ma anche all’Artemio 82 minuti più recupero sono lunghi da passare. Si tiene comunque botta, con nonno sempre all’erta. A spaventarmi, quell’Adrian Mutu che a quei tempi, mi perdoni, ho proprio odiato. Beh, ci ha comunque messo e ci metterà ancora del suo. Ma lo schiaffo arriva da Pasqual, un altro che al cospetto dei Rosanero sembrava vedesse rosso davvero e sapeva far male, giocando da nazionale. Il dolore è acuto, ma anche dal sapore amaro, perché la sua castagna non inganna il guardiaporta, ma carambola sul neo campione iridato e dispiaciuto. Scusa, Alberto. Fa niente, Andrea. E si ricomincia, con un piede dello stesso portierone a miracol mostrare ed un palo a farmi ammattire. Non mi dovrei crucciare: l’alieno sta facendo le prove. Come il rumeno, che su punizione esalta le doti ed i reni di un Fontana in forma strepitosa, aiutato dalla traversa. Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Per me, anni di vita. Persi o guadagnati, a seconda dei casi. Se Frey interviene in extremis su Amauri o se nulla può, quando il numero 11 vola in cielo e tramuta in goal il cross di Zaccardo, l’altro campione del mondo. Un gesto atletico e tecnico imperioso, che sovrasta il capitano Viola dalla nuca fasciata. Non ci pensare, Dainelli. Pensa a Burgnich con Pelé: anche O Rei sembrava un marziano. Non piangere, Sébastien. Farà male anche a Buffon. Parte il balletto, ma occhio al cronometro: dieci allo scadere, per sperimentare in pochi secondi la caduta all’inferno e l’ascesa al paradiso. Si comincia con lo zampino di quel diavolaccio, che la tocca in mischia dopo una serpentina di quel Montolivo mai così vivo e vegeto. Ci resto Muto. Prima dell’estasi. Prima dell’avvento extraterrestre. Un alieno non può essere un alieno e basta, senza fare giochi di prestigio. La platea potrebbe essere in un campetto di periferia o chi si affaccia alla finestra, guardando il figliolo giocare a pallone. Mamma, guarda quanto sono bravo. Ne ho due davanti, ma è come un gioco da ragazzi. Una finta di qua, una controfinta di là, e poi danzerò pure attorno alla bandierina, neanche fossi Juary. Ma sono Amauri, posso anche segnare. DainelliReginaldo, sbeffeggiati. Frey, infilzato. Beccatevi il diagonale. Per il tre a due finale. Tutti ad esultare. L’autore scompare, attorniato da maglie bianche dove spicca l’Aquila dorata, pronta a spiccare.

Questa è tra le partite del Palermo che non si possono dimenticare. Quella che ti ricordi dov’eri, con chi e cosa stavi facendo. Al Franchi, quel giorno, non hanno visto gli UFO, ma un alieno per davvero è sceso in campo. Quello di uno stadio, Mutu compreso, ammutolito. Tranne il tifoso Rosanero: che tocca il cielo, con un dito.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

LA COPPA SCIPPATA

Clamoroso al Cibali.
Il vantaggio, firmato Ignazio, dura soltanto un minuto.
Il giorno della Befana, a Catania, vale un punto. Ma non mi cruccio più di tanto.
VareseAscoliTernana, perfino il Como (che chiuderà al quarto posto e quindi non sarà promosso), hanno dimostrato un altro passo. Settimi in graduatoria finale e andiamo comunque a sognare. Perché FiorentinaJuve e Lazio hanno pagato dazio e siamo all’atto finale.
È la prima volta, è la prima disdetta, di una Coppa maledetta.
Ai posteri, per sempre ricordata, come la Coppa scippata.

Tre finali di COPPA ITALIA perse. Ma, nella memoria del tifoso Rosanero, la prima, quella del ’74, brucia di più.
A Roma, l’atto finale è il 23 di Maggio. Una data nefasta che impareremo ad odiare per sempre, al di là del calcio. Bologna-Palermo dovrebbe essere una gara a senso unico, con i Rosa provenienti dalla serie cadetta. Alla vigilia, sembrano le vittime sacrificali. Sarà così, ma non per inferiorità tecnica.
Intorno alla mezzora, Magistrelli porta in vantaggio il Palermo e lo fa con una rete da antologia. Il cross di Favalli è perfetto: lo stacco è veemenza, potenza, sentenza, l’essenza di questo sport. La sua testa sembra un piede che calcia al volo: se la vedrete, la rivedrete a più riprese.
Il Palermo di Renzo Barbera e Corrado Viciani è in maglia bianca e spicca ancora di più nel video d’epoca, mentre mette sotto il team di Bruno Pesaola e sfiora più volte il gol della sicurezza. Il libro del calcio racconta che spesso Davide abbatte Golia ed è proprio quello che sta per accadere. Fino a quando i riflettori del destino puntano sui tre protagonisti dell’atto finale.

Che, per i Siculi, da poesia si trasformerà in tragedia, poiché si volge al Nero.
Si comincia con le due icone dei rispettivi club, Giacomo Bulgarelli ed Ignazio Arcoleo: i Capitani e lo scontro fra Titani.
Spalle alla porta, il mammasantissima Rossoblu crolla al cospetto di colui che nel ’96 sarà il condottiero del Palermo dei Picciotti. Fino a quel momento, l’autentico trascinatore in campo. Ma Gnazio, Capitano di lungo Corso, sceglie il traghetto sbagliato.
Allarga le braccia, Giacomo cade ed entra in scena il nostro arbitro Moreno, il famigerato sig. Gonella, recentemente scomparso e reo confesso. Rigore molto dubbio, trasformato da Savoldi, il futuro Mister Miliardo.
I supplementari si disputano a porta romana e non solo perché il teatro è l’Olimpico di Roma. Una sola metà campo, quella del Bologna.
La sequenza dal dischetto è decisa dagli errori di Vullo e Favalli. Chi ha sbagliato per davvero, portava il fischietto: in bocca.

Dario Romano
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LONDON CALLING

Una telefonata da Oltremanica. Un tuffo al cuore. Che ha fatto il Palermo? Ha vinto, rete dell’Airone. Sì, possiamo volare. Ma ad Upton Park, bisognava esserci. Perché questa è storia. Farne parte, è tutt’altra cosa. WESTHAMINCHA, tra gli spalti bardati Rosanero. Non un’invasione vera e propria. Non è l’Olimpico, non siamo a Roma. Ma Londra chiama e ci si arriva da tutta Italia. Altri, direttamente d’Albione: ci pulluliamo e ci moltiplichiamo. Siamo dappertutto.

Il teatro è d’eccezione, il manto erboso eccezionale: lo spettacolo, può cominciare. Guidolin passeggia nervoso, nei pressi dell’area tecnica. Poi si accovaccia da par suo, come pronto a scattare. Dovrà immergersi fino in fondo, ma tutto d’un fiato. Non sa ancora che andrà liscia, come l’olio. Io intanto godo: vedere il mio club giocare come fosse in PREMIER LEAGUE, è soddisfazione. Lo stadio è da sogno, per gli inglesi vetusto: non esiste più. Non siamo soltanto indietro, ci distanziano anni luce. Lo chiamavano Boleyn Ground, poiché nel Castle munito di due torrette a fianco, ha soggiornato la povera Anna Bolena. Pure le formazioni, trasmettono brividi. Abbiamo avuto rose migliori, mentre tutti questi nomi, da highlights oltre frontiera, preludono alla malafiura. Alan Pardew, Manager dei locali, sembra Leslie Nielsen di Una Pallottola Spuntata ma fa sul serio: in avanti ha un nuovo asso a disposizione e lo rischia immediately. Getta nella mischia le novità Mascherano e Tévez: ordine e scompiglio. Insomma, gli Hammers fanno spavento. Lo style è British e ci hanno aggiunto il tango. Intanto, noi cominciamo a ballare, anche perché ci si deve riscaldare.

Il match parte a spron battuto, ma l’inizio è già perduto. Difficile staccare gli occhi da quell’atmosfera, dal vivo ancora più vera dei racconti del tubo catodico. Il terreno di gioco ti cattura: verde che più verde non si può. Beati loro: se da qui è il top, dal campo dev’essere uno spasso. Ma bisogna correre, pressare, ripartire, triangolare, tirare in porta: tranquilli, il Palermo si è calato e recita la sua parte. Mancano Corini e Amauri, due elementi che non si possono regalare, soprattutto in campo internazionale. Eppure, non si nota più di tanto, ma il rammarico resta alto. Il Genio sconta la squalifica per quel fallo di mano di Gelsenkirken che ha posto fine all’ottimo debutto nella precedente competizione, mentre il brasiliano ha già giocato in CHAMPIONS con la maglia del Chievo e non è arruolabile. Il plotone Rosanero è comunque un battaglione e non perde colpi. Quello del KO, lo assesta Caracciolo, imbeccato alla perfezione da Diana, messo in moto a sua volta da un recupero di Simplício. Lo scambio con Cassani, in sovrapposizione sulla destra, è uno schema da urlo, pronto a prorompere. Sull’altro fronte, si rischia soprattutto sulle iniziative dell’Apache. Ci prova prima e dopo la rete degli ospiti. Fa meglio Harewood, che timbra il palo dopo averlo rilevato. Troppo tardi: l’Airone, ha già preso il suo scalpo. Un tocco morbido, ad uccellare il malcapitato Carroll. Un’azione da flipper, con una pallina che ci farà impazzire. Per noi, dolce come una Cassatina. Per lui, dolorosa come l’artigliata di un vero rapace d’area: il suo territorio di caccia.

Dario Romano
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IL PALERMO DEI PICCIOTTI

UNIONE SPORTIVA CITTÀ DI PALERMO 1995-1996

Berti, Biffi, Iachini, Scarafoni.

Un asse verticale recitato come una filastrocca, condita da una banda di picciotti.
Palermitani DOC, compreso l’allenatore. Il tutto scaturito dalle classiche nozze con i fichi apparentemente secchi, ma dentro con tanto succo. Frutti della necessità e del caso, poiché non si è seminato nulla. La SERIE A manca da un quarto di secolo, ma sembra l’annata buona.
Non è un obiettivo, non può esserlo. Non era un calcio per poveri. Gli anticipi e i posticipi sono come un’alba, preludio del tramonto. Nel mezzo, tanta roba. Con Ignazio Arcoleo, infatti, abbiamo scoperto cos’è la zona. Era la moda del momento: bisogna correre, attaccare e difendere tutti insieme. Il Mister, a Trapani, ha fatto le prove. Lo vediamo spesso ospite in TV, come opinionista.
Vuole il Palermo e aspetta, con impazienza, che il Palermo lo voglia. Un matrimonio che s’ha da fare e si farà. Siamo tutti invitati e non manchiamo all’appuntamento: entra pure chi non ha il biglietto. Sempre la stessa camicia, che porta bene, ma soprattutto una lepre, anziché un coniglio, nel cilindro. Si chiama Tanino Vasari. E lo spettacolo può cominciare. Le vittorie contro Parma e Vicenza e la sconfitta contro la Fiorentina, presentano uno scenario da CHAMPIONS LEAGUE, altro che COPPA ITALIAGuidolin a TGS ricorda il boato assordante della Favorita: la deflagrazione della bomba targata Ciccio Galeoto. Quando Zamparini chiama, la memoria accompagna la risposta.
Rosanero volano: brividi e vertigini, dal 3-2 alla Fidelis Andria, al 2-1 contro la Salernitana.
La prima, in casa contro il Cesena, ci ha fatto capire che sarà un romanzo: il pareggio allo scadere con Berti all’attacco, le serpentine del Vasari e la testolina di Giancarlo Ferrara, non ci hanno soltanto fatto piangere di gioia. Io, quel giorno, ci ho fatto l’amore, con la mia squadra del cuore. Ma è un tripudio collettivo: un giorno avremo uno stadio tutto nuovo, al coperto. Ma non credo che la gran massa Biancorosanera, anche oggi, pur di vedere un CR7, si accolli carrettate d’acqua prima, durante e dopo la partita. Palermo-Pistoiese è un atto di fede.
Ultima del girone d’andata, notturna ad Ancona (una bestiaccia nerissima, negli anni ’90 faceva rima con sconfitta Ancora) ed è record di vendite per i decoder. La prima di 4 ko e 4 pareggi. Da chi non salta è catanese a tutti giù per terra. Con Ninetto Barraco si riprende la retta via: un Leone che sa come ruggire, ma ormai la Savana ha poche prede.
Roviniamo la festa al Verona: botte da orbi, per finire proprio alla palermitana. A SCHIFIU.
Da loro è solo rimandata, ma da noi la festa è proprio finita.

Il Palermo dei Picciotti ha rappresentato il punto più alto e ha sfiorato il punto più basso, secondo solo alla radiazione, per la mia generazione. Un bel giocattolo, che doveva rompersi, per forza. Nel 2004 abbiamo visto scene di ordinaria follia: 30 anni ai margini e uno squadrone che si apprestava a far tremare l’Italia pallonara.
Ma nel 1996 ho visto e sentito cose che voi ‘tifosi’ non potreste immaginarvi.
Fermo con la moto al semaforo di via Notarbartolo, è rosso. Accanto a me, due ragazze in scooter. Cominciano ad intonare: ‘Ignazio Arcoleooo…’. Non scatta il verde. Parte invece un coro da stadio. Dalla gente in auto, da chi attraversa la strada. UN SEMAFORO TUTTO ROSANERO.

Dario Romano
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Back row L-R: Berrti, Ferrara, Di Somma, Di Già, Tedesco, Biffi.
Front row L-R: Vasari, Pisciotta, Caterino, Galeoto, Iachini.

SERIE B
7st

INDISSOLUBILE

TONINO DE BELLIS

Un legame stretto, di quelli che non si sciolgono. Nativo di Taranto, ma palermitano d’adozione, Tonino De Bellis rappresenta la colonna, la roccia dei Rosanero.

IL MONUMENTO (vi rimando all’articolo a lui già dedicato e così intitolato) arriva nel 1957 e fino al 1961 disputa ben 133 gare.
Difensore arcigno, ottimo in marcatura, porta ancora sulle gambe i segni delle botte, date e ricevute. Dopo tre anni al Venezia, torna al Palermo nel ’64, per altri 124 incontri di campionato: contiamo 257 apparizioni in totale. Una sola rete a referto, ma in COPPA ITALIA. Era difficile vederlo in avanti, all’avventura. La sua giungla, dal cerchio di centrocampo in giù.

Anche come allenatore, ha diviso il suo legame con la società, in due spezzoni. Il primo nel 1975-1976, subentrando a Benigno De Grandi. Si dimetterà al termine del campionato, ma sarà ancora in sella per quello seguente. Il secondo nel 1995-1996, l’anno del Palermo dei picciotti, quando affiancò Ignazio Arcoleo, sprovvisto di patentino. E Tonino, da Palermo, non è più andato via.

Buon Compleanno, Roccia.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

PER UN PUNTO

UNIONE SPORTIVA PALERMO 1959-1960

Viene ricordato come il campionato del caso Cappello, giocatore del Genoa colpevole di illecito sportivo. Ben 18 punti di penalizzazione per il Grifone, che ovviamente finisce ultimo. La cappellata, purtroppo, è anche Rosanero.

Si capisce già dai risultati rimediati a livello internazionale: la COPPA DELLE ALPI, una novità ben gradita e altrettanto onorata, ci vede prevalere sugli svizzeri del FC Zürich, ma la MITROPA è una scoppola targata Diósgyőri VTK. Gli ungheresi vincono sia all’andata che al ritorno.

In SERIE A, si chiude con due punti in più dell’Alessandria, ma uno in meno rispetto all’Udinese. Un vero peccato, poiché, nella zona retrocessione, la classifica è cortissima. In alto, trionfa la Juve, al suo undicesimo titolo. Stacca la Fiorentina di otto lunghezze, a quota 55. Per il Palermo, 27 punti realizzati a fronte di 6 vittorie, 15 pareggi e 13 sconfitte. Il Team allenato da Čestmír Vycpálek disputa tre trasferte nelle prime quattro giornate: si rimedia soltanto un punto all’Olimpico, contro la Roma. Alla seconda, cade la Sampdoria alla Favorita. Insomma, non ci si strappa i capelli, ma bisogna mettersi gli occhiali. Infatti, arrivano quattro risultati a reti bianche e due scoppole rimediate a Bologna e Firenze. Felsinei e Viola asfaltano i Rosanero con i punteggi di 3-1 e 5-0. La sconfitta seguente a Bergamo, di misura contro gli Orobici, ci consegna una statistica disarmante: Vernazza & Company la mettono dentro una sola volta in ben sette gare. Il cambio in panchina (a Cesto subentra Eliseo Lodi, ex mediano nostrano) porta dei benefici alterni, rivelando un Palermo piccolo contro le piccole e grande al cospetto delle grandi. All’ombra del Pellegrino, cadono Roma e Milan, con i Bianconeri, già scudettati, che strappano un punto all’atto conclusivo del torneo.

Un epilogo amaro, considerando il valore dei giocatori: soprattutto coloro che, nella foto, stanno in piedi. Da Anzolin a Tonino De Bellis, dal recentemente scomparso Malavasi a Benedetti. Ci ha provato, Ghito, che va a segno nove volte senza saltare un match. Termina qui, la sua splendida avventura in maglia Rosa. Sta per indossare la casacca Rossonera: si confermerà per quello che era.

Santiago Vernazza, attaccante di razza.

Dario Romano
ILPALERMO.NET

Back row L-R: Grevi, Anzolin, Vernazza, De Bellis, Malavasi, Benedetti.
Front row L-R: Arce, Sacchella, Greatti, Valadè, Carpanesi.

SERIE A
16th / retrocesso in SERIE B